"11. Il Maestro rispose e disse : " C'era una volta un villaggio di creature che vivevano nel
fondo di un gran fiume di cristallo.
12. " La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie,
ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia
soltanto della propria essenza di cristallo.
13. " Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto
del fiume, poichè avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era
ciò che ognuna di esse aveva imparato sin dalla nascita.
14. " Ma finalmente una delle creature disse: "Sono stanca di avvinghiarmi. Poichè, anche se
non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando,
lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi
morirò di noia".
15. " Le altre creature risero e dissero: " Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti
scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce, e tu morirai più rapidamente che per la
noia".
16. " Quella però non dette loro ascolto e, tratto un respiro, si lsciò andare e subito venne
fatta rotolare dalla corrente e frantumata contro le rocce.
17. " Ciò nonostante, dopo qualche tempo, poichè la creatura si rifiutava di tornare ad
avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo, liberandola, ed essa non fu più nè contusa nè
indolenzita.
18. E le creature più a valle nel fiume, per le quali era un estranea, grdarono: " Guardate, un
miracolo! Una creatura come noi, eppure vola! Guardate il Messia venuto a salvarci tutte!".
19. " E la creatura trascinata dalla corrente disse: " Io non sono un Messia più di voi. Il fiume
si compiace di sollevarci e liberarci, se soltanto osiamo lasciarci andare.
La nostra missione vera è è questo viaggio, questa avventura".
20. " Ma le altre gridarono più che mai " Salvatore ", sempre avinghiandosi nel frattempo alle
rocce, e, quando tornarono a guardare, il Messia era scomparso, ed esse rimasero sole a
intessere leggende su un Salvatore".
mercoledì 5 agosto 2009
lunedì 3 agosto 2009
Shiatsu
La finestra è leggermente aperta, il vento leggero porta in casa l’odore lieto della sera.
Un’intuizione…nasce tutto da un’intuizione.
E’ la seconda volta che vengo in Romagna e vi passo del tempo, torno adesso dal Sana di Bologna dove ho incontrato la mia grande famiglia dello shiatsu, indossato ancora una volta una maglietta e condiviso quel grande sogno che unisce noi operatori, far innamorare dello shiatsu quante più persone possibili.
E’ una sfida, un desiderio di dire agli altri: “…senti, guarda, ascolta quanto è bella questa cosa che ho scoperto che mi è capitata, che invade giorni e pensieri…no, non è una donna…ma somiglia molto…ha fascino…è ammaliante, travolgente, vitale, accompagna la mia vita.” E’ shiatsu.
Un Modello da imitare
Non un luogo per lo shiatsu ma lo shiatsu in ogni luogo.
Ho degli amici in Romagna, dei passionari veri, intessuti dell’antico senso della vita, di quella spontaneità contadina, accogliente e semplice. Operatori con un sogno portare lo shiatsu ovunque, in ogni angolo della Romagna e non fermarsi mai, raggiungere ogni persona indifferentemente dal luogo dove risieda. Non aspettare il bisogno della gente, il malessere, ma proporre la forza della vitalità, sempre. Praticanti con l’unico scopo di portare un messaggio: “ siete vivi e questo va e può essere valorizzato costantemente, indifferentemente dall’età, dalle difficoltà o altro.
Gli anziani e i campi di grano
E’ tutto giallo vestito a festa, ondeggia maturo prima della raccolta, è il sole in terra. E’ il sorriso della memoria…
Il pensiero che ogni persona senta benessere ha portato i passionari dell’Arte dello Shiatsu”, è questo il nome dell’associazione che hanno creato, nei centri sociali per anziani. Bussando ed entrando in punta di piedi si è presentato lo shiatsu come un amico e come tale è entrato a far parte della loro singolare e unica vita. E l’amico lo si aspetta per condividere la quotidianità. Parla dialetto lo shiatsu, il dialetto dei popoli tutti, è compagno, vive di quelle espressioni di fraternità inaspettate, dell’intesa nata sotto il pollice, è complice dell’allegria. La fila, l’attesa, i commenti alla fine della seduta all’uke successivo : “ che invidia che ho di te che adesso inizi… vorrei essere ancora io a continuare…riesco ad alzare il braccio…sapessi come lavo i piatti ora…Dio Vi Benedica.” Esperienze, storie ed episodi che fanno comprendere che dentro di noi c’è sempre tanto per risollevarci quando la vita ci porta verso il basso.
L’impronta
Ha inizio col primo passo non scompare che con l’ultimo.
Ho osservato e compreso il valore di proporre uno shiatsu nudo, senza casa, ambizioni, possessi. Uno shiatsu senza Principi e Re… fatto di rapporti alla pari, che chieda permesso prima di entrare e ringrazi fortemente alla fine. Vedere risorse ovunque, possibilità e non limiti è questo che crea la traccia della diversità nel popolo dello shiatsu, la capacità di attingere all’individualità di ognuno senza per questo creare verticismi, leader e operai, comandanti e mozzi. Ho visto un’impronta, l’ho vista in Romagna…vorrei vederla negli occhi di tutti quelli che incontrerò da domani e che con fare sicuro mi diranno: “ piacere mi chiamo ………... sono un Operatore Shiatsu”.
di Francesco Musso
Accademia Siciliana Shiatsu
Un’intuizione…nasce tutto da un’intuizione.
E’ la seconda volta che vengo in Romagna e vi passo del tempo, torno adesso dal Sana di Bologna dove ho incontrato la mia grande famiglia dello shiatsu, indossato ancora una volta una maglietta e condiviso quel grande sogno che unisce noi operatori, far innamorare dello shiatsu quante più persone possibili.
E’ una sfida, un desiderio di dire agli altri: “…senti, guarda, ascolta quanto è bella questa cosa che ho scoperto che mi è capitata, che invade giorni e pensieri…no, non è una donna…ma somiglia molto…ha fascino…è ammaliante, travolgente, vitale, accompagna la mia vita.” E’ shiatsu.
Un Modello da imitare
Non un luogo per lo shiatsu ma lo shiatsu in ogni luogo.
Ho degli amici in Romagna, dei passionari veri, intessuti dell’antico senso della vita, di quella spontaneità contadina, accogliente e semplice. Operatori con un sogno portare lo shiatsu ovunque, in ogni angolo della Romagna e non fermarsi mai, raggiungere ogni persona indifferentemente dal luogo dove risieda. Non aspettare il bisogno della gente, il malessere, ma proporre la forza della vitalità, sempre. Praticanti con l’unico scopo di portare un messaggio: “ siete vivi e questo va e può essere valorizzato costantemente, indifferentemente dall’età, dalle difficoltà o altro.
Gli anziani e i campi di grano
E’ tutto giallo vestito a festa, ondeggia maturo prima della raccolta, è il sole in terra. E’ il sorriso della memoria…
Il pensiero che ogni persona senta benessere ha portato i passionari dell’Arte dello Shiatsu”, è questo il nome dell’associazione che hanno creato, nei centri sociali per anziani. Bussando ed entrando in punta di piedi si è presentato lo shiatsu come un amico e come tale è entrato a far parte della loro singolare e unica vita. E l’amico lo si aspetta per condividere la quotidianità. Parla dialetto lo shiatsu, il dialetto dei popoli tutti, è compagno, vive di quelle espressioni di fraternità inaspettate, dell’intesa nata sotto il pollice, è complice dell’allegria. La fila, l’attesa, i commenti alla fine della seduta all’uke successivo : “ che invidia che ho di te che adesso inizi… vorrei essere ancora io a continuare…riesco ad alzare il braccio…sapessi come lavo i piatti ora…Dio Vi Benedica.” Esperienze, storie ed episodi che fanno comprendere che dentro di noi c’è sempre tanto per risollevarci quando la vita ci porta verso il basso.
L’impronta
Ha inizio col primo passo non scompare che con l’ultimo.
Ho osservato e compreso il valore di proporre uno shiatsu nudo, senza casa, ambizioni, possessi. Uno shiatsu senza Principi e Re… fatto di rapporti alla pari, che chieda permesso prima di entrare e ringrazi fortemente alla fine. Vedere risorse ovunque, possibilità e non limiti è questo che crea la traccia della diversità nel popolo dello shiatsu, la capacità di attingere all’individualità di ognuno senza per questo creare verticismi, leader e operai, comandanti e mozzi. Ho visto un’impronta, l’ho vista in Romagna…vorrei vederla negli occhi di tutti quelli che incontrerò da domani e che con fare sicuro mi diranno: “ piacere mi chiamo ………... sono un Operatore Shiatsu”.
di Francesco Musso
Accademia Siciliana Shiatsu
venerdì 31 luglio 2009
Eckhart Tolle
Un'esperienza di Illuminazione
Da: "Il potere di adesso" di Eckhart Tolle
“Fino al mio trentesimo anno di età ho vissuto in uno stato di ansia quasi continua intervallato da periodi di depressione suicida. Adesso mi sembra di parlare di qualche vita passata o della vita di qualcun altro.Una notte, non molto dopo il mio ventinovesimo compleanno, mi svegliai nelle ore piccole con una sensazione di terrore assoluto. Molte altre volte mi ero destato con una tale sensazione, ma in quella circostanza era più intensa che mai. Il silenzio della notte, i vaghi contorni dei mobili nella stanza buia, il rumore lontano di un treno in corsa: tutto sembrava così estraneo, così ostile e così totalmente privo di senso da provocarmi un profondo disgusto per il mondo. La cosa più disgustosa di tutte era però la mia esistenza. Che senso aveva continuare a vivere con questo fardello di infelicità? Perché proseguire questa lotta ininterrotta? Sentivo che una profonda brama di annullamento, di inesistenza, diveniva molto più intensa del desiderio istintivo di continuare a vivere.“Non posso più vivere con me stesso”. Era questo il pensiero che continuava a ripetersi nella mia mente. Poi all’improvviso mi resi conto di quanto fosse strano.“Io sono uno o due? Se non posso vivere con me stesso devono esserci due me: “io” e il “sé” con cui “io” non può più vivere“. “Forse”, pensai, “soltanto uno dei due è reale”. Rimasi così stordito da questa strana cosa di cui mi ero reso conto che la mente mi si fermò. Ero del tutto cosciente, ma non vi erano più pensieri. Quindi mi sentii attirato dentro quello che sembrava come un vortice di energia. Era un moto inizialmente lento e poi accelerato. Fui colto da una paura intensa e il mio corpo si mise a tremare. Udii le parole “non opporre resistenza” come se fossero state pronunciate dentro il mio petto. Mi sentivo risucchiare in un vuoto che sembrava essere dentro di me anziché al di fuori. Improvvisamente non ebbi più paura e mi lasciai cadere in quel vuoto. Non ricordo che cosa accadde dopo. Fui svegliato dal cinguettio di un uccello fuori dalla finestra. Non avevo mai udito un suono simile. Avevo ancora gli occhi chiusi e vedevo l’immagine di un diamante meraviglioso. Sì, se un diamante potesse emettere un suono, sarebbe come quello che udivo io. Aprii gli occhi. Le prime luci dell’alba filtravano fra le tende. Senza pensarci, sentivo, sapevo che nella luce vi è infinitamente di più di quanto noi ci rendiamo conto. Quella luminosità morbida che filtrava attraverso le tende era l’amore stesso. Mi vennero le lacrime agli occhi. Mi alzai e mi aggirai per la stanza. Riconoscevo la camera, eppure capii di non averla mai vista veramente prima d’allora. Tutto era nuovo e incontaminato, come se fosse appena venuto alla luce. Presi in mano alcuni oggetti, una matita, una bottiglia vuota, meravigliandomi della bellezza e della vitalità di tutte le cose.Quel giorno passeggiai per la città pieno di stupore per il miracolo della vita sulla terra, come se fossi appena venuto al mondo. Per i successivi cinque mesi vissi in uno stato ininterrotto di profonda pace e beatitudine. In seguito l’intensità di tale sensazione diminuì o forse non era che una mia impressione perché era diventata la mia condizione naturale. Sapevo ancora darmi da fare nel mondo, ma capivo che niente di ciò che potevo 'fare' avrebbe aggiunto alcunché a ciò che già possedevo. Sapevo naturalmente che mi era accaduto qualcosa di profondamente significativo, ma non lo capivo affatto. Soltanto diversi ani più tardi, dopo aver letto testi di argomento spirituale e avere trascorso del tempo con maestri spirituali, mi resi conto che ciò che tutti cercavano a me era già successo. Capii che l’intensa pressione della sofferenza di quella notte doveva avere costretto la mia coscienza ad abbandonare la sua identificazione con il sé infelice e profondamente timoroso, che in definitiva è un’invenzione della mente. Tale abbandono doveva essere stato così completo che questo sé falso e sofferente era crollato subito, come un giocattolo gonfiabile a cui fosse stato tolto il tappo. Allora, ciò che rimaneva era la mia vera natura di onnipresente 'io sono': consapevolezza allo stato puro prima dell’identificazione con la forma. In seguito imparai anche a entrare in quel regno interiore senza tempo e senza morte che in origine avevo percepito come un vuoto e a rimanere pienamente consapevole. Dimoravo in stati di beatitudine e di sacralità indescrivibili, al cui confronto perfino l’esperienza originaria che ho appena descritto impallidisce. Giunse un momento in cui per un certo periodo non mi rimase nulla sul piano fisico. Non avevo rapporti umani, né lavoro, né casa, né identità socialmente definita. Trascorsi quasi due anni seduto sulle panchine dei parchi in uno stato di gioia intensissima.Ma anche le esperienze più belle finiscono. Forse più importante di qualunque esperienza è però quel senso profondo di pace che da allora non mi ha più abbandonato. Talvolta è molto forte, quasi palpabile, e anche altri riescono a percepirlo. Altre volte sta da qualche parte in sottofondo, come una melodia lontana.In seguito qualcuno cominciò a venire da me a dirmi:
“Voglio quello che hai tu. Puoi darmelo o mostrarmi come si fa ad averlo?”.E io rispondevo:
“Ce l’hai già. Non lo percepisci perché la tua mente fa troppo rumore”.
Da: "Il potere di adesso" di Eckhart Tolle
“Fino al mio trentesimo anno di età ho vissuto in uno stato di ansia quasi continua intervallato da periodi di depressione suicida. Adesso mi sembra di parlare di qualche vita passata o della vita di qualcun altro.Una notte, non molto dopo il mio ventinovesimo compleanno, mi svegliai nelle ore piccole con una sensazione di terrore assoluto. Molte altre volte mi ero destato con una tale sensazione, ma in quella circostanza era più intensa che mai. Il silenzio della notte, i vaghi contorni dei mobili nella stanza buia, il rumore lontano di un treno in corsa: tutto sembrava così estraneo, così ostile e così totalmente privo di senso da provocarmi un profondo disgusto per il mondo. La cosa più disgustosa di tutte era però la mia esistenza. Che senso aveva continuare a vivere con questo fardello di infelicità? Perché proseguire questa lotta ininterrotta? Sentivo che una profonda brama di annullamento, di inesistenza, diveniva molto più intensa del desiderio istintivo di continuare a vivere.“Non posso più vivere con me stesso”. Era questo il pensiero che continuava a ripetersi nella mia mente. Poi all’improvviso mi resi conto di quanto fosse strano.“Io sono uno o due? Se non posso vivere con me stesso devono esserci due me: “io” e il “sé” con cui “io” non può più vivere“. “Forse”, pensai, “soltanto uno dei due è reale”. Rimasi così stordito da questa strana cosa di cui mi ero reso conto che la mente mi si fermò. Ero del tutto cosciente, ma non vi erano più pensieri. Quindi mi sentii attirato dentro quello che sembrava come un vortice di energia. Era un moto inizialmente lento e poi accelerato. Fui colto da una paura intensa e il mio corpo si mise a tremare. Udii le parole “non opporre resistenza” come se fossero state pronunciate dentro il mio petto. Mi sentivo risucchiare in un vuoto che sembrava essere dentro di me anziché al di fuori. Improvvisamente non ebbi più paura e mi lasciai cadere in quel vuoto. Non ricordo che cosa accadde dopo. Fui svegliato dal cinguettio di un uccello fuori dalla finestra. Non avevo mai udito un suono simile. Avevo ancora gli occhi chiusi e vedevo l’immagine di un diamante meraviglioso. Sì, se un diamante potesse emettere un suono, sarebbe come quello che udivo io. Aprii gli occhi. Le prime luci dell’alba filtravano fra le tende. Senza pensarci, sentivo, sapevo che nella luce vi è infinitamente di più di quanto noi ci rendiamo conto. Quella luminosità morbida che filtrava attraverso le tende era l’amore stesso. Mi vennero le lacrime agli occhi. Mi alzai e mi aggirai per la stanza. Riconoscevo la camera, eppure capii di non averla mai vista veramente prima d’allora. Tutto era nuovo e incontaminato, come se fosse appena venuto alla luce. Presi in mano alcuni oggetti, una matita, una bottiglia vuota, meravigliandomi della bellezza e della vitalità di tutte le cose.Quel giorno passeggiai per la città pieno di stupore per il miracolo della vita sulla terra, come se fossi appena venuto al mondo. Per i successivi cinque mesi vissi in uno stato ininterrotto di profonda pace e beatitudine. In seguito l’intensità di tale sensazione diminuì o forse non era che una mia impressione perché era diventata la mia condizione naturale. Sapevo ancora darmi da fare nel mondo, ma capivo che niente di ciò che potevo 'fare' avrebbe aggiunto alcunché a ciò che già possedevo. Sapevo naturalmente che mi era accaduto qualcosa di profondamente significativo, ma non lo capivo affatto. Soltanto diversi ani più tardi, dopo aver letto testi di argomento spirituale e avere trascorso del tempo con maestri spirituali, mi resi conto che ciò che tutti cercavano a me era già successo. Capii che l’intensa pressione della sofferenza di quella notte doveva avere costretto la mia coscienza ad abbandonare la sua identificazione con il sé infelice e profondamente timoroso, che in definitiva è un’invenzione della mente. Tale abbandono doveva essere stato così completo che questo sé falso e sofferente era crollato subito, come un giocattolo gonfiabile a cui fosse stato tolto il tappo. Allora, ciò che rimaneva era la mia vera natura di onnipresente 'io sono': consapevolezza allo stato puro prima dell’identificazione con la forma. In seguito imparai anche a entrare in quel regno interiore senza tempo e senza morte che in origine avevo percepito come un vuoto e a rimanere pienamente consapevole. Dimoravo in stati di beatitudine e di sacralità indescrivibili, al cui confronto perfino l’esperienza originaria che ho appena descritto impallidisce. Giunse un momento in cui per un certo periodo non mi rimase nulla sul piano fisico. Non avevo rapporti umani, né lavoro, né casa, né identità socialmente definita. Trascorsi quasi due anni seduto sulle panchine dei parchi in uno stato di gioia intensissima.Ma anche le esperienze più belle finiscono. Forse più importante di qualunque esperienza è però quel senso profondo di pace che da allora non mi ha più abbandonato. Talvolta è molto forte, quasi palpabile, e anche altri riescono a percepirlo. Altre volte sta da qualche parte in sottofondo, come una melodia lontana.In seguito qualcuno cominciò a venire da me a dirmi:
“Voglio quello che hai tu. Puoi darmelo o mostrarmi come si fa ad averlo?”.E io rispondevo:
“Ce l’hai già. Non lo percepisci perché la tua mente fa troppo rumore”.
L'illuminazione - E. Tolle
1. ESSERE E ILLUMINAZIONE
C'è una Unica Vita eterna e onnipresente al di là delle innumerevoli forme di vita che sono
soggette a nascita e morte. Molte persone usano la parole Dio per descriverla; io spesso la
chiamo Essere. La parola Essere non spiega niente, ma d'altronde nemmeno la parola Dio.
Essere, però, ha il vantaggio di essere un concetto aperto. Non riduce l'invisibile infinito a un'
entità finita. È impossibile formarsene un'immagine mentale. Nessuno può rivendicare un
possesso esclusivo dell'Essere. È la vostra vera presenza e vi è immediatamente accessibile
in quanto sensazione della vostra propria Presenza. Per questo vi è soltanto un piccolo
passo dalla parola Essere all' esperienza dell'Essere.
L'ESSERE NON È SOLO OLTRE, MA ANCHE PROFONDAMENTE DENTRO ogni forma come la sua più profonda, invisibile e indistruttibile essenza. Questo significa che è accessibile a voi, Adesso, come il vostro sé più profondo, come la vostra vera natura. Ma non cercate di afferrarlo con la mente. Non provate a comprenderlo. Potete conoscerlo solo quando la mente è tranquilla. Quando siete presenti, quando la vostra attenzione è pienamente e intensamente nell' Adesso, l'Essere può essere sentito, ma non può mai essere compreso mentalmente.
Riacquistare la consapevolezza dell'Essere e dimorare in quello stato di «realizzazione
intuitiva» è l'illuminazione.
Il termine illuminazione evoca l'idea di qualche impresa sovrumana, e l'ego vuole che resti
così, ma è semplicemente il vostro stato naturale di unione con l'Essere quando viene
percepito. È uno stato di connessione con qualcosa di incommensurabile e di indistruttibile,
qualcosa che in modo quasi paradossale è essenzialmente voi, eppure è molto più grande di
voi. Significa trovare la vostra vera natura al di là del nome e della forma.
L'incapacità di percepire questo stato di connessione dà origine all'illusione della
separazione, da voi stessi e dal mondo che vi circonda. Allora percepite voi stessi, consciamente
o inconsciamente, come un frammento isolato. Nasce così la paura, e il conflitto interiore ed esteriore diventa la norma.
Il più grande ostacolo a sperimentare la realtà della vostra connessione è l'identificazione con
la vostra mente, che fa si che il pensiero diventi compulsivo. Non essere in grado di smettere
di pensare è una condizione spaventosa, ma voi non lo realizzate perché quasi tutti ne
soffrono, cosicché è considerato normale. Questo incessante rumore mentale vi impedisce di
trovare quel regno di quiete interiore che è inseparabile dall'Essere. Crea inoltre un falso sé
mentale che getta un'ombra di paura e sofferenza.
L'identificazione con la vostra mente crea uno schermo opaco di concetti, etichette, immagini,
parole, giudizi e definizioni che blocca ogni vero rapporto personale. Si intromette fra voi e voi
stessi, tra voi e il vostro compagno o compagna, tra voi e la natura, tra voi e Dio. È questo
schermo di pensiero a creare l'illusione di separatezza, l'illusione che vi sia un «tu» e un
«altro» totalmente separato. Allora dimenticate il fatto essenziale che, sotto il livello delle
apparenze fisiche e delle forme separate, voi siete in unione con tutto ciò che esiste.
La mente è uno strumento eccezionale se utilizzata nel modo giusto. Usata nel modo
sbagliato, diventa però molto distruttiva. Per essere più precisi, il punto non è tanto che voi
utilizzate la mente in modo sbagliato, quanto che non la usate affatto. È la mente che vi usa.
Questa è la malattia. Voi credete di essere la vostra mente. Questa è l'illusione. Lo strumento
si è impadronito di voi.
È quasi come foste posseduti senza saperlo, per cui scambiate per voi stessi l'entità che vi
possiede.
L'INIZIO DELLA LIBERTÀ è la realizzazione che voi non siete l'entità che vi possiede, colui che pensa. Saperlo vi consente di osservare tale entità. Nel momento in cui cominciate a osservare colui che pensa, si attiva un più elevato livello di coscienza ...
Allora cominciate a rendervi conto che vi è un vasto regno di intelligenza al di là del pensiero,
che il pensiero è solo un aspetto minuscolo di tale intelligenza. Vi rendete conto, inoltre, che
tutte le cose veramente importanti (bellezza, amore, creatività, gioia, pace interiore) sorgono
al di là della mente.
Incominciate a risvegliarvi.
Dal libro " Come mettere in pratica il potere di adesso " di E Tolle
C'è una Unica Vita eterna e onnipresente al di là delle innumerevoli forme di vita che sono
soggette a nascita e morte. Molte persone usano la parole Dio per descriverla; io spesso la
chiamo Essere. La parola Essere non spiega niente, ma d'altronde nemmeno la parola Dio.
Essere, però, ha il vantaggio di essere un concetto aperto. Non riduce l'invisibile infinito a un'
entità finita. È impossibile formarsene un'immagine mentale. Nessuno può rivendicare un
possesso esclusivo dell'Essere. È la vostra vera presenza e vi è immediatamente accessibile
in quanto sensazione della vostra propria Presenza. Per questo vi è soltanto un piccolo
passo dalla parola Essere all' esperienza dell'Essere.
L'ESSERE NON È SOLO OLTRE, MA ANCHE PROFONDAMENTE DENTRO ogni forma come la sua più profonda, invisibile e indistruttibile essenza. Questo significa che è accessibile a voi, Adesso, come il vostro sé più profondo, come la vostra vera natura. Ma non cercate di afferrarlo con la mente. Non provate a comprenderlo. Potete conoscerlo solo quando la mente è tranquilla. Quando siete presenti, quando la vostra attenzione è pienamente e intensamente nell' Adesso, l'Essere può essere sentito, ma non può mai essere compreso mentalmente.
Riacquistare la consapevolezza dell'Essere e dimorare in quello stato di «realizzazione
intuitiva» è l'illuminazione.
Il termine illuminazione evoca l'idea di qualche impresa sovrumana, e l'ego vuole che resti
così, ma è semplicemente il vostro stato naturale di unione con l'Essere quando viene
percepito. È uno stato di connessione con qualcosa di incommensurabile e di indistruttibile,
qualcosa che in modo quasi paradossale è essenzialmente voi, eppure è molto più grande di
voi. Significa trovare la vostra vera natura al di là del nome e della forma.
L'incapacità di percepire questo stato di connessione dà origine all'illusione della
separazione, da voi stessi e dal mondo che vi circonda. Allora percepite voi stessi, consciamente
o inconsciamente, come un frammento isolato. Nasce così la paura, e il conflitto interiore ed esteriore diventa la norma.
Il più grande ostacolo a sperimentare la realtà della vostra connessione è l'identificazione con
la vostra mente, che fa si che il pensiero diventi compulsivo. Non essere in grado di smettere
di pensare è una condizione spaventosa, ma voi non lo realizzate perché quasi tutti ne
soffrono, cosicché è considerato normale. Questo incessante rumore mentale vi impedisce di
trovare quel regno di quiete interiore che è inseparabile dall'Essere. Crea inoltre un falso sé
mentale che getta un'ombra di paura e sofferenza.
L'identificazione con la vostra mente crea uno schermo opaco di concetti, etichette, immagini,
parole, giudizi e definizioni che blocca ogni vero rapporto personale. Si intromette fra voi e voi
stessi, tra voi e il vostro compagno o compagna, tra voi e la natura, tra voi e Dio. È questo
schermo di pensiero a creare l'illusione di separatezza, l'illusione che vi sia un «tu» e un
«altro» totalmente separato. Allora dimenticate il fatto essenziale che, sotto il livello delle
apparenze fisiche e delle forme separate, voi siete in unione con tutto ciò che esiste.
La mente è uno strumento eccezionale se utilizzata nel modo giusto. Usata nel modo
sbagliato, diventa però molto distruttiva. Per essere più precisi, il punto non è tanto che voi
utilizzate la mente in modo sbagliato, quanto che non la usate affatto. È la mente che vi usa.
Questa è la malattia. Voi credete di essere la vostra mente. Questa è l'illusione. Lo strumento
si è impadronito di voi.
È quasi come foste posseduti senza saperlo, per cui scambiate per voi stessi l'entità che vi
possiede.
L'INIZIO DELLA LIBERTÀ è la realizzazione che voi non siete l'entità che vi possiede, colui che pensa. Saperlo vi consente di osservare tale entità. Nel momento in cui cominciate a osservare colui che pensa, si attiva un più elevato livello di coscienza ...
Allora cominciate a rendervi conto che vi è un vasto regno di intelligenza al di là del pensiero,
che il pensiero è solo un aspetto minuscolo di tale intelligenza. Vi rendete conto, inoltre, che
tutte le cose veramente importanti (bellezza, amore, creatività, gioia, pace interiore) sorgono
al di là della mente.
Incominciate a risvegliarvi.
Dal libro " Come mettere in pratica il potere di adesso " di E Tolle
giovedì 30 luglio 2009
Desiderata
Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta,
e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.
Finché è possibile senza doverti abbassare,
sii in buoni rapporti con tutte le persone.
Di' la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri,
anche i noiosi e gli ignoranti;
anche loro hanno una storia da raccontare.
Evita le persone volgari ed aggressive; esse opprimono lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine,
perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.
Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti.
Conserva l'interesse per il tuo lavoro,
per quanto umile; è ciò che realmente possiedi per cambiare le
sorti del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli.
Ma ciò non acciechi la tua capacità di distinguere la
virtù; molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è
piena di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e
neppure sii cinico riguardo all'amore; poiché a dispetto di tutte le
aridità e disillusioni esso è perenne come l'erba.
Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età,
lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.
Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l'improvvisa sfortuna.
Ma non tormentarti con l'immaginazione.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di una disciplina morale, sii gentile con te stesso.
Tu sei figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle
stelle; tu hai diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l'universo ti si stia schiudendo come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue
aspirazioni, conserva la pace con la tua anima pur nella rumorosa confusione della vita.
Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo.
Fai attenzione.
Fa di tutto per essere felice.
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