mercoledì 7 ottobre 2009

martedì 6 ottobre 2009

"Bambini Indaco e Cristallo" di Doreen Virtue:

“La prima cosa che la maggior parte della gente nota nei Bambini Cristallo sono i loro occhi, grandi, penetranti e saggi al di là della loro età. I loro occhi vi incantano e vi ipnotizzano, mentre vi rendete conto che la vostra anima viene messa a nudo, affinché il bambino possa vederla. Forse avete notato questa nuova “razza” speciale di bambini che sta rapidamente popolando il nostro pianeta. Sono felici, deliziosi e inclini al perdono. Questa generazione di nuovi Lavoratori di Luce ha un’età compresa tra 0 a 7 anni, ed è diversa da tutte le altre generazioni precedenti. Ideali in molti modi, essi sono coloro che indicano ciò verso cui l’umanità si sta dirigendo... ed è una buona direzione! I bambini più grandi (approssimativamente di età dai 7 ai 25 anni), chiamati “Bambini Indaco”, condividono alcune caratteristiche con i Bambini Cristallo. Entrambe le generazioni sono molto sensibili e sensitive, ed hanno propositi di vita importanti. La differenza principale è il loro temperamento. Gli Indaco hanno uno spirito guerriero, poiché il loro proposito collettivo è di spazzare via tutti i vecchi sistemi che non ci servono più. Essi sono qui per sovvertire i sistemi legali, educativi e governativi che mancano d’integrità. Per adempiere a questo fine, hanno bisogno di un carattere forte e di una fiera determinazione.
Gli adulti che resistono al cambiamento e che danno importanza al conformismo possono fraintendere gli Indaco. Essi vengono spesso etichettati con diagnosi psichiatriche di Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD= Attention Deficit Hyperactivity Disorder) o Disturbo da Deficit dell’Attenzione (ADD=Attention Deficit Disorder). Purtroppo, se curati in tal senso, spesso gli Indaco perdono la loro meravigliosa sensibilità, i doni spirituali e l’energia combattiva... Al contrario, i Bambini Cristallo sono deliziosi e tranquilli. Occasionalmente possono avere degli attacchi d’ira, ma questi bambini sono molto comprensivi e accomodanti. I Cristallo sono la generazione che beneficia dell’innovazione degli Indaco. Prima, i Bambini Indaco aprono la strada con un machete, tagliando tutto ciò che manca d’integrità, poi i Bambini Cristallo seguono il sentiero ripulito, per condurci in un mondo più sicuro.
I termini “Indaco” e “Cristallo” sono stati attribuiti a queste due generazioni perché descrivono in modo più accurato i loro colori aurici e i loro schemi energetici. I bambini Indaco hanno molto blu indaco nelle loro aure. Questo è il colore del “chakra del terzo occhio”, che è il centro energetico al centro della fronte, situato fra le sopracciglia. Questo chakra regola la chiaroveggenza, o la capacità di percepire l’energia, le visioni e gli spiriti. Molti dei bambini Indaco sono chiaroveggenti.
I Bambini Cristallo hanno aure opalescenti, multicolori, dai bellissimi toni pastello. Questa generazione è affascinata anche dai cristalli e dalle pietre....
I Bambini Indaco percepiscono la disonestà, come un cane percepisce la paura. Gli Indaco capiscono quando una persona mente, quando vengono trattati con condiscendenza o manipolati. E poiché il loro proposito collettivo è quello di introdurci in un nuovo mondo d’integrità, il loro sistema di rilevazione di menzogne è integrale. Come sopra menzionato, lo spirito guerriero fa paura a molti adulti e gli Indaco non sono in grado di conformarsi a situazioni destabilizzanti a casa, al lavoro o a scuola. Non hanno la capacità di dissociarsi dalle loro sensazioni e far finta che vada tutto bene... a meno che non siano sedati o trattati farmacologicamente.
Anche i doni spirituali innati dei Bambini Cristallo vengono fraintesi. Nella fattispecie, le loro capacità telepatiche che li portano ad un uso tardivo della parola.
Nel nuovo mondo che gli Indaco stanno introducendo,a livello intuitivo saremo tutti molto più consapevoli dei nostri pensieri e sensazioni. Non faremo più molto affidamento sulla parola scritta o orale. La comunicazione sarà più veloce, più diretta e più onesta, poiché sarà da mente a mente. Già da ora, un crescente numero di noi sta entrando in contatto con le proprie capacità psichiche. Il nostro interesse verso il paranormale è al livello più alto mai raggiunto prima, accompagnato da libri, spettacoli televisivi e film sull’argomento.
Quindi, non deve stupire che la generazione successiva agli Indaco sia incredibilmente telepatica. Molti Bambini Cristallo hanno ritardato gli schemi del linguaggio, e per loro non è insolito aspettare fino ai 3 o 4 anni per cominciare a parlare. Ma i loro genitori mi dicono che non hanno problemi a comunicare con i loro silenziosi figli. Tutt’altro! I genitori intraprendono una comunicazione mente-a-mente con i loro Bambini Cristallo ed essi utilizzano una combinazione di telepatia, di personale linguaggio gestuale, e di suoni (canzoni incluse) per trasmettere il loro messaggio.
I problemi arrivano quando i Cristallo vengono giudicati dal personale medico e scolastico come portatori di schemi di linguaggio “anormali”. Non è una coincidenza che, dall’accresciuto numero di nati Cristallo, le diagnosi di autismo siano arrivate a livelli record.
E’ vero che i Bambini Cristallo sono diversi dalle altre generazioni, ma perché abbiamo bisogno di rendere patologiche tali differenze? Se i bambini riescono a comunicare bene a casa, e i genitori non riferiscono nessun problema... allora perché cercare di renderlo un problema? Il criterio diagnostico dell’autismo è abbastanza chiaro. Si definisce come autistica una persona che vive nel proprio mondo, ed è sconnessa dagli altri. La persona autistica non parla a causa della sua indifferenza verso la comunicazione con gli altri.
I Bambini Cristallo sono quasi l’opposto. Sono i bambini più connessi, comunicativi, attenti e affettuosi di qualsiasi generazione. Sono anche dotati sotto il profilo filosofico e spirituale e manifestano verso questo mondo un livello di gentilezza e sensibilità senza precedenti. I Bambini Cristallo abbracciano e spontaneamente manifestano affetto alle persone bisognose. Una persona autistica non lo farebbe!
Nel mio libro “La Cura e l’Alimentazione dei Bambini Indaco”, ho scritto che l’acronimo ADHD dovrebbe significare Attention Dialed into a Higher Dimension (Attenzione Sintonizzata ad una Dimensione Superiore). Questo descriverebbe più accuratamente questa generazione. Allo stesso modo, i Bambini Cristallo non meritano l’etichetta di autistici. Non sono autistici! Sono meravigliosi!
Questi bambini sono degni di meraviglia, non di etichette di disfunzione. Se c'è qualcosa di disfunzionale, sono i sistemi che non si adattano alla continua evoluzione della specie umana. Se disonoriamo i bambini con etichette, o li sediamo per sottometterli, avremo minato le basi di un dono mandato dal cielo. Annienteremo una civiltà prima che abbia il tempo di mettere radici. Per fortuna, esistono molte soluzioni ed alternative positive e lo stesso cielo che ci ha mandato i Bambini Cristallo aiuterà quelli di noi che dovranno proteggere questi bambini...

lunedì 5 ottobre 2009

L'allegoria del serpente

Un detto arabo diceva: "kâna el-insana hayyatan fi-l qidam", cioè " una volta l'uomo era serpente".
Riguardo al simbolo del serpente Ernst Junger rifletteva:
" Zarathustra amava il serpente; per lui era l’animale più intelligente. Non può aver avuto in mente il serpente del mondo empirico, l’animale conosciuto e descritto dagli anatomisti e dai biologi.

Deve aver subodorato un’intelligenza diversa e un essere altro rispetto a quello che appare nella natura.
Nel serpente sono certamente presenti l’astuzia e l’intelligenza della Madre terra, ma non in misura maggiore che in tutte le altre creature. Non è questa la spiegazione della paura e della venerazione con cui è guardato in Oriente e in Occidente, del rango che lo pone ancora più in alto delle teste degli dèi e dei sovrani o gli insegna un posto ai piedi della croce. Non è neppure la spiegazione dell’orrore del viandante, per quanto intelligente e coraggioso, che posi il piede davanti all’animale che srotola le spire.
Qui deve agire qualcosa di diverso e di più forte, qualcosa che ha conservato, come mistero rivelato, fino alla nostra epoca, la sua immediata capacità di sorprendere.
Nel serpente non sono tanto il veleno, l’immobilità, la mancanza di arti a spaventare. L’impressione è piuttosto di vedere, per un istante, la trama originaria muoversi. Vita e morte si confondono, il terreno diventa insicuro. In ognuno dei pericoli in cui casualmente ci si imbatte, è nascosto il grande, l’unico pericolo.
In questo senso , il serpente è un segno di confine – ma certamente non l’unico. La sua comparsa risveglia una memoria primordiale, la vicinanza di quella trama in cui anche la
differenza tra la vita e la morte scompare, insieme a tutte le differenze. Il velo si fa più sottile, incolore.
Con il serpente, abbiamo dunque di fronte a noi una maschera, e una maschera riuscita in modo eccellente. Il valore che gli è stato attribuito sin dai tempi più antichi ne è la conferma. Il serpente è l’animale degli dei della morte e anche quello di Asclepio – una creatura in cui il veleno raccoglie le sue due potenze, quella di uccidere e quella di risanare. In lui popoli lontani tra loro nel tempo e nello spazio venerano la potenza originaria della Terra. Con lui hanno inizio e si concludono le trasformazioni."

Simbologia del serpente
fonte:  http://www.procaduceo.org/it_home/simbolo/simbolo.htm
"In tutte le civiltà antiche il serpente è stato considerato positivo o negativo: probabilmente per il fatto che può restare immobile, scattare rapidissimamente, uccidere, sparire e rinnovarsi, abbandonando la vecchia pelle.
Troviamo un serpente nel copricapo del Faraone, qui è sinonimo di saggezza e potere. Nella cultura cristiana è simbolo dell'astuzia che incita al peccato: la Vergine lo schiaccia sotto il piede.
Narra la Bibbia: "Il Signore disse a Mosè: 'Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita'. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta. Quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita" (Num 21:8-9).
Origine del Caduceo
Narra la leggenda che Mercurio (Hermes), il messaggero degli dei, ricevette un bastone da Apollo. Quando giunse in Arcadia, gli si pararono innanzi due serpenti che si divoravano a vicenda, allora egli gettò il bastone tra loro ed essi si riappacificarono. Da questa leggenda è nato il simbolo del Caduceo, un segno di pace rappresentato da un bastone con due ali aperte e due serpenti attorcigliati che si guardano l'un l'altro.
Per questa ragione, nell'antica Grecia, il Caduceo divenne il simbolo degli araldi negoziatori di pace. Mentre, in origine, doveva proteggergli dai pericoli presenti nei territori stranieri, divenne poi un generico segno di pace. Lo si è anche considerato simbolo dell'equilibrio morale e della condotta esemplare: il bastone esprime il potere; i due serpenti la sapienza, le ali la diligenza, e l'elmo è l'emblema dei pensieri elevati. Gli sono stati attribuiti altri molteplici valori, dalla fecondità-fertilità, alla medicina (anche oggi viene talora utilizzato come insegna dell'attività farmaceutica).
Astronomicamente, la testa e la coda dei due serpenti rappresentano i punti dell'eclittica in cui il Sole e la Luna si incontrano, quasi in un abbraccio.
Metafisicamente, il Caduceo rappresenta la discesa della materia primordiale nella materia grossolana. In tale simbolo, infatti, è rappresentato il pellegrinaggio dell'involuzione e dell'evoluzione, oltre al sentiero diritto dell'iniziazione.
Fisiologicamente, invece, rappresenta le correnti vitali che scorrono nel corpo umano. Per tale ragione Madame Blavatsky chiama l'Albero della Vita il Bastone del Caduceo. Di esso scrive: "I due serpenti sono lo spirito e la materia le cui due teste crescono da un'unica testa, le due code si uniscono sulla terra in una (realtà e illusione)...".
L'asse centrale simbolizza perciò la colonna vertebrale, e i due serpenti che vi si avvolgono alludono all'ascensione dell'energia latente e attorcigliata su se stessa, che si trova alla base della spina dorsale dell'uomo (la Kundalini).
Asclepio, dio della Medicina
Vi è un altro personaggio della mitologia greca, Asclepio, dio della Medicina, che portava il Caduceo. In realtà egli era un semidio, figlio di Apollo e di Coronide figlia del re dei Tessali. La stessa Coronide venne in seguito uccisa da Apollo per mezzo di Artemide, perché lo tradì con un comune mortale.
Asclepio, nato dall'unione tra Apollo e Coronide, fu allevato dal centauro Chirone che ne fece un terapeuta insegnandogli l'arte di guarire. Da adulto divenne un validissimo medico, ma, preso dall'ambizione, si mise a resuscitare i morti. Questo modo di agire non piacque alla regina Ade, dea degli inferi, che se ne lamentò con Giove, il quale, irato per tanta presunzione, lo uccise con una saetta.
Va sottolineato che il Caduceo usato da Asclepio era rappresentato da un solo serpente attorcigliato al bastone, mentre il logo usato dalle Associazioni mediche internazionali ha preferito quello di Mercurio con due serpenti. Forse per rappresentare la lotta tra malattia e guarigione, tra Yin e Yang, tra la vita, la morte e la rinascita; rinascita vista come fenomeno metafisico od anche psicologico, in cui il rinnovamento comporta l'abbandono della "vecchia pelle", composta di abitudini, pregiudizi e preconcetti."

Lo stendardo dei daci rappresentava un lupo con il corpo di dragone. Molto probabilmente l'introduzione dello stendardo previsto di "draco" nell'esercito romano del Basso Impero si deve all'influenza dei daci.

L'utilizzo del serpente-dragone sullo stendardo dei daci potrebbe provare che all'origine questi erano un popolo di iniziati nei segreti della Kundalini rappresentata dal serpente.
Nelle rappresentazioni artistiche, il serpente edenico compare attorcigliato intorno al tronco dell' Albero della Vita.
La mitologia cristiana ci presenta San Giorgio su un cavallo di fuoco che trafigge il drago con una lancia e lo appunta a terra..
Il cavallo di fuoco potrebbe essere il simbolo di Kalki il padrone del Sahasrara. La lancia simbolizza l'irruzione della Kundalini attraverso la colonna vertebrale (la lancia) e la fissazione di quest'energia nel Muladhara, il chakra radice che corrisponde all'elemento terra.
Gheorghios (gr.) significa lavoratore della terra.
Nella mitologia greca incontriamo Pitone, un drago-serpente, figlio di Gea, prodotto dal fango dopo il Diluvio Universale. Custodiva l'Oracolo di Delfi. Morì in seguito ad un epico combattimento contro Apollo che, per questo, si impossessò dell'oracolo e diede alla sacerdotessa il nome di "Pizia" (Pitonessa).

Manawee, storia afro-americana

C'era una volta un uomo che corteggiava due sorelle gemelle. Ma il loro padre gli disse: “Non potrai averle in moglie finché non ne indovinerai i nomi”. Manawee provava ma non riusciva a indovinare i nomi delle due sorelle. Il padre delle giovani scuoteva il capo e ogni volta lo mandava via.
Un giorno Manawee portò con sé il suo cagnolino, il quale si avvide che una sorella era più graziosa e l'altra era più dolce. Sebbene nessuna delle due sorelle possedesse tutte le virtù, al cagnolino piacevano moltissimo perché gli diedero delle leccornie e gli sorrisero guardandolo negli occhi.
Anche quel giorno Manawee non riuscì a indovinare i nomi delle giovani, e se ne tornò tristemente a casa. Ma il cagnolino tornò correndo alla capanna delle giovani. Poggiò l'orecchio sotto un muro e udì le ragazze che tra loro dicevano quanto era bello e virile Manawee. Intanto si chiamavano per nome, e il cagnolino udì e corse il più velocemente possibile per riferire tutto al suo padrone.
Ma accanto al sentiero un leone aveva lasciato un grosso osso con un bel po' di carne; il cagnolino ne sentì immediatamente l'odore, e senza pensarci un attimo si lanciò nella giusta direzione. Con enorme piacere divorò la carne e leccò l'osso finché non ebbe più alcun odore. Oh! il cagnolino d'improvviso si ricordò della missione incompiuta, ma purtroppo nel frattempo aveva dimenticato i nomi delle giovani. Di nuovo corse alla capanna, e questa volta era notte e le giovani si ungevano l'un l'altra braccia e gambe, preparandosi forse a una cerimonia. Di nuovo il cagnolino le udì chiamarsi per nome. Fece un salto per la felicità, e riprese la corsa verso la capanna di Manawee, ma dai cespugli venne un profumo di noce moscata. Non c'era nulla al mondo che il cagnolino amasse più della noce moscata. Subito deviò in quella direzione, e trovò una bella torta ai mandarini cinesi messa a raffreddare su un ceppo. In men che non si dica la torta non c'era più, e il cagnolino aveva l'alito profumato di noce moscata. Mentre trotterellava verso casa con la pancia piena, cercò di rammentarsi i nomi delle giovani, ma ancora una volta li aveva dimenticati. Così il cagnolino tornò di corsa alla capanna, e questa volta le due sorelle si stavano preparando per le nozze. “Oh, no!” pensò il cagnolino, “il tempo stringe”. E quando le sorelle si chiamarono per nome, il cagnolino si ficcò i loro nomi in testa e corse via, assolutamente e risolutamente deciso a non farsi sviare da nulla e a dire subito i due preziosi nomi a Manawee.
Il cagnolino intravide della cacciagione sul suo cammino, ma la ignorò. Gli parve di sentire un vago odore di noce moscata nell'aria, ma ignorò anche quello e corse a tutta velocità dal suo padrone. Ma il cagnolino fu colto di sorpresa da un estraneo tutto nero che sbucò dalle siepi e lo afferrò per la collottola e lo scosse così brutalmente che quasi gli cascava la coda.
Perché proprio questo accadde, e lo straniero continuava a urlare: “Dimmi quei nomi! I nomi delle due giovani, così le vincerò”.
Il cagnolino temeva di svenire tanto era dolorosa la stretta, ma lottò coraggiosamente: ringhiò, graffiò, scalciò, e alla fine morse il gigantesco straniero tra le dita, e i suoi dentini pungevano come vespe. Lo straniero urlò rabbiosamente, si agitò come un bufalo, ma il cagnolino non mollò la presa. Lo straniero si buttò tra i cespugli con il cagnolino che gli spenzolava dalla mano.
“Lasciami, lasciami andare, cagnolino, e io lascerò andare te”, pregò lo straniero nero. E il cagnolino brontolò tra i denti: “Non farti più rivedere, altrimenti non vedrai mai più l'alba”. E così lo straniero si diede alla fuga, gemendo e lamentandosi. E il cagnolino un po'correndo e un po' zoppicando riprese la strada per raggiungere Manawee. Sebbene sanguinasse e gli dolessero le mandibole, i nomi delle giovani erano ben chiari nella sua mente, e saltò in braccio a Manawee tutto contento. Manawee gli lavò le ferite, e il cagnolino gli raccontò tutta la storia e gli disse i nomi delle due sorelle. Manawee corse dunque al villaggio delle giovani portandosi sulle spalle il cagnolino, le cui orecchie fluttuavano nell'aria come code di cavallo.
Quando Manawee arrivò dal padre con i nomi delle due figlie, le gemelle ricevettero Manawee vestite di tutto punto per mettersi in viaggio con lui: non avevano mai smesso di aspettarlo. Ecco come Manawee conquistò due delle più belle ragazze della regione. E tutti e quattro, le due sorelle, Manawee e il cagnolino vissero insieme felici e contenti per tanto tanto tempo.

La duplice natura delle donne:
Questa storia rivela un antichissimo segreto: per conquistare il cuore della donna selvaggia, un compagno deve comprenderne sempre meglio la naturale dualità. Se etnologicamente possiamo figurarci le due donne come promesse spose in una cultura poligamica, in una prospettiva archetipica la storia parla del mistero di due potenti forze femminili in una stessa donna.
La storia di Manawee contiene i fatti fondamentali per arrivare all'intimità con la donna selvaggia. Grazie al cane fedele, Manawee indovina i due nomi, le due nature del femminino. Non potrà vincere se non risolverà il mistero, e per farlo deve ricorrere al suo io istintuale - l'io-cane. Con la donna selvaggia si è in effetti in presenza di due donne: un essere esterno e una "creatura" interiore, una che vive nel mondo di sopra, e una che vive in un mondo non facilmente visibile. L'essere esterno vive alla luce del giorno ed è facile osservarlo. E' spesso pragmatico, acculturato e molto umano. La creatura, per contro, spesso sale in superficie arrivando da molto lontano, apparendo e rapidamente scomparendo, lasciandosi sempre dietro una sensazione: qualcosa di sorprendente, originale, sapiente.
La comprensione di questa duplice natura talvolta induce gli uomini, e persino le donne, a chiudere gli occhi e a chiedere aiuto al cielo. Il paradosso della natura gemella delle donne è che quando un lato è più freddo, l'altro è più caldo. Quando uno è più indugiante e ricco nella relazione, l'altro può talvolta essere glaciale. Spesso un lato è più felice ed elastico, mentre l'altro tende al “Non so”. Uno può essere solare, l'altro agrodolce e meditabondo. Queste “due-donne-che-sono-una” sono elementi separati ma congiunti che
si combinano in migliaia di modi.
Il potere del Nome.
Il nominare una forza, una creatura, una persona o una cosa presenta vari connotati. Nelle culture in cui i nomi sono accuratamente scelti per i loro significati magici o augurali, conoscere il vero nome di una persona significa conoscere il modo di vita e gli attributi che ha l'anima di quella persona. E il motivo per cui il vero nome è spesso tenuto segreto è di proteggere colui che quel nome porta affinché possa crescere nel potere del nome, affinché nessuno lo denigri o lo distragga da esso, e l'autorità spirituale della persona
possa svilupparsi appieno.
Nelle favole e nei racconti popolari al nome si aggiungono parecchi altri aspetti, e questi per l'appunto operano nel racconto di Manawee. Se in alcuni racconti i protagonisti cercano di sapere il nome di una forza malevola per acquisire su di essa potere, più spesso si vuol conoscere il nome per riuscire a convocare quella forza o persona, per chiamarla accanto a sé e avere con lei una relazione.
Nel racconto di Manawee, infatti, questi va avanti e indietro, facendo sinceri sforzi per attrarre a sé il potere del Due. E' interessato a nominare le due sorelle "non" per impadronirsi del loro potere ma piuttosto per conquistare un suo potere "pari" al loro.
Sapere i nomi significa conquistare e conservare la consapevolezza della natura duale. Per quanto lo si desideri e si ricorra a tutta la propria forza, non si può avere una relazione in profondità senza conoscere i nomi. Indovinare i nomi della natura duale, delle due sorelle, è inizialmente un compito altrettanto difficile sia per le donne sia per gli uomini. Ma non deve crearsi angoscia. Se siamo interessati a scoprire i nomi, siamo sulla strada giusta. E quali sono i nomi esatti di queste due sorelle simboliche nella psiche femminile?
Ovviamente variano da una persona all'altra, ma in qualche modo tendono a essere opposti. Come spesso avviene nel mondo naturale, a tutta prima possono apparire tanto vasti da essere privi di modello o di ripetizione. Ma l'osservazione ravvicinata della natura duale, porre domande e ascoltare le risposte riveleranno presto un modello, ampio, è vero, ma dotato della stabilità del flusso e riflusso delle onde; le alte e le basse maree sono prevedibili, si possono disegnare mappe delle correnti più profonde.
Dire il nome di una persona è come esprimere un augurio o benedirla. Noi nominiamo questi duplici temperamenti in noi medesime per sposarci a essi. Nominando scopriamo significati personali e nascosti e la selvaggia bellezza della femminilità, indipendentemente dalle personalità dei nostri opposti. Questo nominare e sposare si chiama, in parole umane, amore di sé. Quando si dà tra due persone diverse si chiama amore per un altro.
Manawee cerca ma non riesce a indovinare i nomi delle gemelle ricorrendo soltanto alla sua natura mondana. L'io-cane agisce al servizio di Manawee. Le donne spesso desiderano follemente un compagno dotato di questa resistenza e dello spirito per continuare a cercare di comprendere la loro natura profonda. La donna che trova un compagno fatto di questa sostanza gli resta fedele e lo ama per tutta la vita.
Nel racconto il padre delle gemelle ha la funzione di custode della coppia mistica. Simboleggia un tratto intrapsichico che assicura l'integrità delle cose “insieme”, non separate. Controlla inoltre la dignità, la “giustizia” del corteggiatore. E' un bene per le donne avere un siffatto osservatore.
In questo senso si potrebbe dire che una psiche sana valuta i nuovi elementi che chiedono di esservi immessi; che la psiche ha una sua integrità, una capacità di screening. Una psiche sana che contiene un guardiano paterno non ammette qualsiasi pensiero, atteggiamento o persona, ma solamente quelli che sono coscienti o lottano per essere tali.
Dice il padre delle due sorelle: “Aspetta. Finché non riuscirai a convincermi che sei veramente interessato a conoscerne la vera essenza - i nomi veri - non avrai le mie figlie”. Dice il padre: non puoi comprendere i misteri femminili solo ponendo domande. Prima devi darti da fare. Devi faticare. Devi avvicinarti ancora di più alla verità vera di questo enigma dell'anima femminile, e questo sforzo è nel contempo una discesa e un enigma.
La tenace natura canina.
I cani sono generatori di rapporto, è l'altro lato della natura dualistica maschile. E' la natura capace di conoscere la natura selvaggia delle donne.Il cane è simile al lupo, soltanto un po' più civilizzato, ma non molto, come si deduce del resto dalla storia. Questo cagnolino, come psicopompo, è la psiche istintiva. Ode e vede in modo diverso dall'essere umano. Si muove a livelli a cui l'io non penserebbe mai. Ode parole e istruzioni che l'io non può udire. E segue quel che sente.
Una volta, in un museo della scienza di San Francisco, entrai in una sala piena di microfoni e altoparlanti che simulavano l'udito del cane. Quando una palma era agitata dal vento, pareva Armageddon; quando in lontananza si sentivano dei passi, era come se interi sacchi di cornflakes venissero sgranocchiati nel mio orecchio. Il mondo del cane è pieno di suoni da cataclisma, che noi esseri umani non percepiamo affatto.
Dunque l'udito canino supera la gamma dell'udito umano. Questo aspetto medianico della psiche istintuale intuitivamente ode l'opera profonda, la musica profonda, i profondi misteri della psiche femminile. Questa è la natura capace di conoscere la natura selvaggia delle donne.
L'appetito seduttivo.
Non a caso uomini e donne lottano per trovare i lati più profondi della loro natura, eppure si lasciano distrarre da molteplici ragioni, per lo più da piaceri di vario genere. Alcuni diventano dipendenti da questi piaceri e restano per sempre intrappolati, incapaci di continuare il loro lavoro. Anche il cagnolino a tutta prima è distratto dai suoi appetiti. Spesso gli appetiti sono piccoli affascinanti "forajidos", ladruncoli, dediti al furto di tempo e libido. Jung osservava che un certo controllo dev'essere posto sull'appetito umano, altrimenti ci si ferma per qualsiasi osso, per qualsiasi torta. I compagni che, come il cane, cercano di dare un nome alle dualità possono perdere la loro risolutezza e abbandonarsi alle tentazioni che trovano sul loro cammino, specialmente se sono creature funeree o affamate. E possono anche perdere la memoria del loro intendimento. Possono essere tentati/attaccati da qualcosa proveniente dal loro inconscio che desidera imporsi alle donne per approfittarne, oppure sedurre le donne per puro piacere, o nel tentativo di allontanare la vacuità di un cacciatore. Mentre torna dal padrone, il cagnolino è distratto da un osso succulento, e finisce col dimenticare il nome delle giovani...
Il lavoro profondo ha molto in comune con l'eccitazione sessuale. Comincia a livello zero, sale al “plateau”, diventa forte e intensa. Se la fase “plateau” viene bruscamente interrotta, per esempio da un rumore forte e inatteso, improvviso, bisogna ricominciare da capo. Si dà una tensione simile nel lavoro con lo strato archetipo della psiche. Se la tensione viene interrotta, bisogna ricominciare quasi dal nulla. Molte sono le ossa per la strada, succose, deliziose, interessanti, selvaggiamente eccitanti. Ma riescono a produrre l'amnesia, tanto da dimenticare non soltanto a che punto siamo del lavoro, ma perfino di che lavoro si trattava. Saggiamente il Corano dice: “Sarete chiamati a dar conto di tutti i piaceri permessi in vita che non avete goduto mentre eravate sulla terra”. Tuttavia, una cosa buona, in eccesso o in piccola dose, al momento sbagliato può provocare un'imponente perdita di consapevolezza. Allora, ci aggireremo come un professore con la testa tra le nuvole mormorando: “Ma dove diavolo ero?” Ci vogliono settimane, talvolta mesi, per riprendersi da queste distrazioni. Nella storia il cagnolino torna dalle sorelle, ne riode i nomi, riprende la corsa verso casa. Ha l'istinto giusto di tentare e ritentare. Ma la torta lo distrae, e di nuovo dimentica i nomi. Un altro aspetto dell'appetito ha assalito la creatura e l'ha allontanata dal suo compito, cosà il ventre è soddisfatto ma l'anima no. Cominciamo a capire che questo processo di mantenere la consapevolezza, in particolare di non abbandonarci agli appetiti capaci di distrarre mentre cerchiamo di scoprire le connessioni psichiche, è difficile e lungo. Il cagnolino fa di tutto, ma è lunga la strada dall'inconscio archetipo profondo alla mente conscia. E' un lungo percorso giù verso i nomi e poi su verso la superficie. Trattenere la conoscenza nella consapevolezza è difficile quando tante trappole sono tese lungo il cammino. La torta e l'osso rappresentano seduzioni capaci di distrarre, ma a modo loro deliziose: in altri termini, nella psiche di ognuno ci sono elementi tortuosi, ingannevoli, e deliziosi. Sono elementi anticonsapevolezza: prosperano mantenendo le cose oscure ed eccitanti. Talvolta è difficile rammentare a noi stessi che stiamo rinunciando all'eccitamento della luce.
Il cane è il portatore di luce: cerca di portare la connessione conscia alla mistica natura gemellare. Ritmicamente “qualcosa” cerca di impedirlo, qualcosa che non si vede ma che sicuramente ha messo là l'osso e la torta. Indubbiamente è lo straniero scuro, altra versione del predatore naturale della psiche, che si oppone alla consapevolezza. Per via della sua naturale presenza nella psiche, anche quella più sana è suscettibile di perdere il suo posto. Ricordare il vero compito e continuare a rammentarlo a se stessi come in un mantra ci riporterà alla consapevolezza.
La conquista della fierezza.
La psiche sceglie la priorità e riesce a concentrarsi, ora è decisa. Ma ecco che una cosa nera d'improvviso assale il cagnolino, per lui il femminino è una proprietà da vincere e nulla più. Lo straniero può essere una creatura reale del mondo esterno o un complesso negativo interiore. Gli effetti devastanti sono gli stessi. Il cagnolino lotta per conservare i nomi. Mettere il potere nelle mani giuste è importante quanto trovare i nomi.
La donna interiore.
Se una donna vuole un compagno sensibile deve rivelargli il segreto della dualità femminile. Deve parlargli della donna interiore, che insieme a sé fa due. Lo farà insegnando due domande che la faranno sentire guardata, ascoltata, conosciuta: "Che cosa vuoi?", "Che cosa desidera il tuo io più profondo?". Per amare una donna, il compagno deve amarne anche la natura selvaggia.. l'amante più prezioso è colui che desidera imparare. Se c'è una forza che alimenta la radice del dolore, quella è il rifiuto di apprendere ancora. Il buon compagno è colui che continua a tornare per capire e non si lascia scoraggiare.
Se un lato della natura duale femminile si può chiamare Vita, la sorella gemella della vita è una forza detta Morte. La donna selvaggia, l'amante selvaggio, sanno sopportarne la vista. E ne escono completamente trasformati.

Tratto da Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estes

lunedì 28 settembre 2009

LA LUCE OLTRE LA VITA , R. Moody

Il dottor Michael Grosso è un filosofo, e occupa pertanto una posizione unica nel campo della ricerca sull’esperienza di pre-morte. Anziché compilare dati empirici, come fanno i colleghi scienziati, Grosso indaga sui legami tra le esperienze di pre-morte e le grandi verità filosofiche. E li trova anche: come vedrete di seguito, il dottor Grosso vede una stretta connessione tra le esperienze di questi soggetti e le dottrine dei grandi pensatori, da Platone a Cristo. Tuttavia, non è questa l'unica associazione scoperta da questo filosofo formatosi all’Università della Columbia: quando andai a trovarlo nella sua casa di Riverdale (New York), ero curioso di sentirlo parlare della sua convinzione che le esperienze di premorte siano legate a molti altri fenomeni parapsicologici, come quello della trasmissione del pensiero. «Esistono molte vie d’accesso al mondo dello spirito - disse Grosso, - in gran parte molto più facili della morte».
Per il dottor Grosso, l’esperienza di pre-morte è un barlume di religione aconfessionale, della «religione come la intendeva Dio».
Ecco com’egli si esprime sull’argomento:
V’è in Platone quel mito meraviglioso chiamato «Il Mito della Terra Vera»: ne parla Socrate in prigione, prima di bere il veleno come ultima punizione per aver «corrotto» la gioventù di Atene.
Egli spiega ai suoi seguaci la condizione della «terra vera» e dello spirito, una volta liberato dal corpo. Ecco cosa dice:
Quelli però che sono ritenuti aver condotto una vita di eccezionale moralità... sono coloro i quali verranno liberati e riscattati dal confino in queste regioni terrene, per salire alla pura dimora, stabilendosi sulla superficie della terra. E quelli tra costoro che si saranno sufficientemente
purificati con la filosofia vivranno da allora in poi semplicemente senza un corpo, e raggiungeranno abitazioni ancora più belle, che non è facile descrivere.
Il punto più interessante, nell’opera di Platone, è che, in questo concetto più alto della terra vera, gli esseri umani sono in diretto contatto con gli dei. E' esattamente quanto io ho dedotto dalle esperienze di premorte. Sono convinto che questi soggetti abbiano comunicato con «gli dei» durante l’esperienza e che, pertanto, abbiano molto da insegnarci. Nel periodo in cui studiavo per la cattedra di filosofia ebbi una quantità di esperienze straordinarie, come per esempio quella di vedere un UFO, il che scatenò la mia fantasia.
Cominciai quindi a leggere libri di parapsicologia finché, qualche anno dopo, m’imbattei nei saggi sui fenomeni di pre-morte. Improvvisamente mi trovai a occuparmi di ricerca sull’eventualità di
un’altra vita. Quel che particolarmente mi affascinava, dell’esperienza di premorte, era il fatto che quella gente sembrava essersi recata nella terra vera descritta da Platone, con la differenza che questi erano episodi reali e non simbolici. In pieno ventesimo secolo, qualcuno viveva un’esperienza in perfetta risonanza con le descrizioni della visione platonica! Questo eccitava la mia immaginazione. Mi misi alla ricerca di queste persone: pensavo che la maggior parte di quella gente non fosse disposta a parlare, ma scoprii ben presto che invece erano tutti ansiosi di trovare un orecchio ricettivo. Puntualmente, il soggetto precisava: «Sa, non ne parlo quasi con nessuno!» prima di raccontarmi la sua storia affascinante. Per tutto il tempo, rimanevo incantato: era come sentire la descrizione di un viaggio in un altro paese, in un posto che da
sempre mi spaventava, ma che sapevo che un giorno avrei esplorato io stesso.
Faccio l’esempio di una donna che, durante un parto difficile, ebbe un collasso cardiaco. Mentre i medici s’impegnavano con tutti gli sforzi di rianimarla, il marito (che era presente) fu preso dal panico: era così sconvolto, che sembrava vi fosse un altro paziente in sala operatoria. Comunque, i medici riattivarono il cuore della donna e fecero nascere il bambino con taglio cesareo. La sera, quella donna raccontò al marito di aver lasciato il proprio corpo e di aver assistito dal soffitto a tutto quanto accadeva mentre era «morta»: sebbene fosse ancora intontita, riferì tutto quel che aveva visto, compresa la sua faccia avvilita in un angolo della stanza.
Vi fu un altro signore che mi descrisse con grande vivacità la sua notevolissima esperienza di pre-morte, così completa che andava dall’abbandono del corpo all’esame della vita. Tuttavia, non era tanto l’episodio in se stesso che l’aveva impressionato, quanto le sue conseguenze: era stupito della grande sensibilità acquisita. Prima dell’esperienza, era un uomo duro e bloccato dalla logica; adesso, si ritrovava ad essere molto più malleabile e fantasioso. Il più delle volte la mia reazione era di tipo intellettuale, nel senso che vi vedevo associazioni con cose di ogni genere: per esempio, col Libro tibetano dei morti e con l’esperienza di San Paolo nella Bibbia. Quei racconti evocavano in me un’infinità di reminiscenze culturali, come la storia fantastica di S. Tommaso d’Aquino, il filosofo e teologo dell’undicesimo secolo che impiegò quasi tutta la vita a scrivere profusamente, finché, dopo aver visto la luce, disse: «Tutto ciò che ho scritto è paglia». Smise di scrivere e, nello spazio di un anno, morì misteriosamente.
Dopo aver ascoltato tutte quelle storie, mi resi conto che della gente ordinaria, incolta, non preparata dal punto di vista mistico o filosofico, mi stava dando un barlume del regno dell’anima quale si riscontra soltanto in altre fonti, come gli scritti dei mistici, dei filosofi e dei poeti. Era come sistemare altri pezzi nel puzzle, come focalizzare finalmente un quadro: era questa l’eccitazione che provavo.
A volte mi domando se non sia giusta l’idea dei grandi saggi indù, secondo la quale basta la presenza di un essere altamente evoluto perché il meno evoluto ne ricavi uno scuotimento spirituale... una specie d’imposizione delle mani. A volte mi domando se non sia questa l’attrazione esercitata da questi racconti: trovandoci a contatto con queste persone riceviamo come una carica di energia. E di un’energia, secondo me, addirittura divina. Sono convinto, come molti altri, che avere un’esperienza di premorte significa entrare in una dimensione divina della coscienza umana, latente in ciascuno di noi.
Altri ricercatori hanno suggerito che vi sono altri modi di prendere contatto con questa dimensione della coscienza. Così, in qualche modo, se si parte dal modello teutonico di conoscenza di Platone (secondo il quale la conoscenza è la reminiscenza di cose che già sappiamo), la consapevolezza spirituale è già latente in tutti noi.
Mi domando quindi se il motivo della profonda attrazione esercitata dalle esperienze di pre-morte non sia il fatto che esse sollecitano dei ricordi radicati in noi. E' una specie di ritorno alle
origini: i racconti di esperienze di pre-morte sono come l’eco di qualcosa che è dentro di noi, e non ci stanchiamo mai di sentirli, perché risvegliano in noi questa consapevolezza. Naturalmente, mi sono anche posto dei problemi: come spiegare queste esperienze? Non saranno soltanto un’illusione, un frutto della fantasia? Credo che i casi che mi hanno maggiormente impressionato siano stati quelli in cui era palese l’esperienza extracorporea: di fronte all’accuratezza delle descrizioni, è impossibile ignorarli. Nel complesso, l’esperienza di pre-morte è un evento positivo, che tende a migliorare l’individuo; vi sono tuttavia i casi di esperienza di pre-morte negativa. Ho sempre preso sul serio questi ultimi, chiedendomi perché fossero così limitati. Abitualmente, il
fenomeno ha un effetto positivo come qualsiasi esperienza mistica, ma può essere terribilmente spaventoso al momento.
Permetta che le racconti il caso molto singolare di un giovane che tentò il suicidio: questo ragazzo era sempre stato un buono a nulla e non riusciva a concludere granché. Un giorno, prese un’overdose di medicinali che gli provocò due tipi di esperienze. Dapprima, semplicemente la sofferenza fisica, il disagio e l’orrore di sprofondare nello stato di pre-morte: ebbe un arresto cardiaco e si fece tutto livido. Per pura fortuna, alcuni amici presenti riuscirono a portare sul
posto del personale medico che lo rianimò. Il racconto dell’esperienza di pre-morte di quel ragazzo è il più ossessivo che abbia mai sentito. Mi parlò di esseri orripilanti che lo ghermivano, di un senso di claustrofobia, di ostilità, di terrore: quel racconto faceva pensare all’inferno di Dante. Non v’era nulla di positivo nella sua esperienza: nessun episodio extra-corporeo, nessun essere di luce, nulla di bello o di piacevole. Tuttavia, ne uscì completamente trasformato. Era diventato un altro, e io lo sentivo: v’era in lui una chiarezza, una moralità, un senso di autodeterminazione. Non che fosse particolarmente dotato o ambizioso, ma aveva acquisito un notevole senso di responsabilità. V’è un risvolto interessantissimo nella storia di questo ragazzo:
ero felice di aver potuto registrare il racconto dettagliato di quell’esperienza infernale ma, quando andai per riascoltarlo, si era cancellato tutto. Il registratore, che possedevo da almeno dieci anni, aveva sempre funzionato e ha sempre funzionato in seguito: eppure, la registrazione di quell’esperienza era sparita. Non so come spiegarlo: sarà stata una coincidenza, ma certamente molto strana.
Lo studio delle esperienze di pre-morte ha apportato due cambiamenti in me. Primo, mi sento maggiormente in contatto con la vita, e questo è un effetto liberatorio; l’altro interessante cambiamento deriva dal fatto che il fenomeno consente d’intravedere molte cose associate all’esperienza religiosa: stranamente, quando mi sembra di averne abbastanza di questa roba, mi accorgo che continuo a tornarci sopra per i mille riscontri che essa ha nella mia vita. Gli aspetti religiosi del fenomeno hanno certamente una grande importanza: paradossalmente, molte persone reduci dall’esperienza di pre-morte dicono che il più bel momento della loro vita è stato
quello in cui stavano per morire. Questo fa pensare alle parole di Euripide «Come facciamo a sapere che i vivi non sono morti e i morti non sono vivi?» e suggerisce il capovolgimento totale del comune buon senso. Io lo trovo affascinante, molti invece lo trovano inquietante, angosciante. Io vi trovo qualcosa di surrealistico, e sono sempre stato un ammiratore del surrealismo: in un certo senso, queste esperienze ci suggeriscono che la nostra abituale percezione del mondo potrebbe anche essere invalidata.
Qualcuno ha tentato di spiegare l’esperienza di pre-morte come un meccanismo biologico che interverrebbe in punto di morte. Non accetto questa spiegazione, perché non vedo quale vantaggio ne trarrebbe l’organismo una volta che fosse iniziato il processo di morte irreversibile. Mi è difficile immaginarla come una funzione biologica, perché lo trovo paradossale: quale bene farebbe al corpo un tipo di evoluzione simile? Altra cosa è, invece, l’evoluzione spirituale. Come disse un filosofo: «Il genio è quello che viene fuori quando ci si trova con le spalle al muro». Come società, non v’è dubbio che siamo già con le spalle al muro: il muro del nucleare. Se ci riflettete, non abbiamo più grandi possibilità di sopravvivenza biologica, a meno che non operiamo un’evoluzione spirituale... o un’involuzione: sono infatti convinto che quella che stiamo attuando sia una recrudescenza della conoscenza spirituale che è dentro di noi. Può anche darsi che, nell’incomprensibile schema dell’evoluzione, lo sviluppo di questa tecnologia autodistruttiva stimoli in realtà il risveglio dello spirito; può darsi che l’evoluzione spirituale sia quella che si verifica quando, come specie, non abbiamo una via d’uscita. Penso che sia proprio il rischio dell’autodistruzione massiccia attraverso queste armi incredibilmente sofisticate a provocare il
fenomeno fisico globale cui oggi assistiamo.
Il fenomeno dell’esperienza di pre-morte è soltanto uno dei numerosi esempi di quest’accelerazione nello sviluppo tecnico e intellettuale. Tutti questi eventi dello spirito sono legati a uno stesso filo. ..
Secondo me, v’è una sorta di interrelazione fondamentale tra queste esperienze, tutte manifestazioni del mutamento della coscienza collettiva di fronte all’eventualità dell’annichilimento nucleare. A questo proposito, è interessante notare che il fenomeno degli
UFO è cessato nel 1947, pochi anni dopo la prima bomba atomica e che, contemporaneamente, v’è stato in tutto il mondo un improvviso incremento delle visioni mariane.
Sono inoltre convinto che i cosiddetti fenomeni comunicativi, quelli in cui certuni riescono a parlare con i morti, siano un’altra versione del processo di rivelazione: si potrebbe dire, infatti, che il fenomeno comunicativo sia una facile via d’accesso all’esperienza di
pre-morte, un’apertura allo stesso tipo di conoscenza ma senza pericolo di vita. Secondo me, tutti coloro che hanno questo genere di esperienze passano per la stessa porta, ma in maniere diverse. Questo modo di pensare non ha leso né ha migliorato la mia reputazione nell’ambito professionale. Se alcuni colleghi che insegnano con me presso il Jersey City State College hanno voluto prendere in esame questi fenomeni, per lo meno altrettanti si sono rivelati contrari.
Gli accademici tendono ad associare lo studio di questi avvenimenti a qualcosa di retrogrado, superstizioso e irrazionale: tale atteggiamento non mi ha danneggiato, ma neanche mi ha aiutato. Suppongo che dovrei accontentarmi di questa corretta neutralità.

venerdì 25 settembre 2009

Shiatsu e fisica quantistica


Negli ultimi tre o quattro secoli la tendenza della scienza è stata quella di cercare di definire una totale divisione tra soggetto ed oggetto, mente e natura.
Galileo Galilei (1564-1642) fu il primo ad usare con regolarità la sperimentazione per investigare i fenomeni naturali (…e imprigionato dall’inquisizione per aver suggerito l’ipotesi che i pianeti ruotassero intorno al sole).
“Misura il misurabile e rendi misurabile ciò che non lo è” (Galileo) è divenuta la frase ispiratrice, il motto del moderno pensiero scientifico e filosofico e sottolinea l’approccio occidentale attuale alla salute ed alla medicina.
Nella moderna ricerca scientifica l’oggettività è ancora un principio base che viene però sempre più messo in questione sia all’interno che all’esterno della comunità stessa.
Nel ventesimo secolo l’esplorazione del mondo subatomico ha rivelato la natura intrinsecamente dinamica della materia. Non si ritiene più che la materia sia costituita da mattoni fondamentali, precisamente localizzabili nello spazio e nel tempo.
I costituenti dell’atomo sono configurazioni dinamiche che non esistono in quanto entità isolate ,ma in quanto parti interagenti di una inestricabile rete di interazioni.

Una “inestricabile rete di interazioni”: non è questo un modo stupendo di descrivere il sistema dei meridiani di Masunaga usato nello shiatsu?
In effetti l’attuale visione del mondo subatomico contiene in germe una visione di uomo e natura molto più evoluta, ove energia e materia non sono più entità separate, dove osservatore ed osservato non possono più essere separati, essendo essi stessi parte del fenomeno oggetto di studio.
La Fisica e la Matematica sono tutt’oggi le basi della Scienza. Nella Fisica moderna la vecchia visione Newtoniana / Cartesiana degli atomi come costituenti base è stata sostituita da una più complessa visione di interdipendenze ed interazioni, di energia e probabilità.
L’atteggiamento su cui si basa la Medicina occidentale ai giorni nostri è di suddividere e categorizzare. Nel frattempo, l’esplorazione a livello subatomico denuncia quanto semplicistica ed inadeguata sia una visone basata su questi principi. Se un’ atomo del fegato può essere descritto come una probabile vibrazione energetica interagente non sembrerebbe logico estrapolare che l’organo stesso può essere similmente descritto?
Analogamente nel Sistema Masunaga il meridiano non viene definito attraverso precisi riferimenti anatomici o punti ben localizzati, modalità usata dal modello tradizionale cinese. Masunaga suggerisce un approccio percettivo che richiede un adeguato atteggiamento mentale. Se siamo in grado di “allenare la mente” ad usare precise forme-pensiero, possiamo risuonare con l’energia del meridiano che stiamo cercando di contattare.
L’esperienza percettiva che ne risulta è ricca e significativa.
Parafrasando Masunaga stesso, i meridiani della sua rappresentazione energetica hanno natura e profondità variabile, ed il modo in cui si manifestano dipenderà dalla natura del trattamento dato e dalla natura dell’interazione tra operatore e cliente.
Ciò non significa che un sistema è giusto e l’altro è sbagliato: ognuno offre una peculiare visione del mondo, ciascuno nella sua specifica prospettiva (segni e sintomi nel caso del modello della Medicina Tradizionale Cinese, la persona nel suo processo di vita nel caso del sistema Masunaga ).
L’obiettivo del trattamento cambia a seconda della "Visione del Mondo" che abbiamo. In realtà, nulla nella nostra realtà quotidiana ci permette di comprendere gli strani fenomeni che dominano il mondo subatomico. Lo stesso Einstein pare abbia affermato: “La realtà è un’illusione, anche se alquanto persistente”. Nel mondo subatomico, le particelle si comportano come onde e viceversa, gli elettroni perdono la loro identità e si modificano a seconda di chi li osserva. Un singolo fotone sembra essere in due luoghi contemporaneamente.
Quando osservatore ed osservato sono pensati come parte del fenomeno stesso, non ha più alcun senso confrontare le informazioni raccolte, per esempio nella diagnosi di Hara. Ciò che si manifesta nell’incontro di due persone è unico ed appartiene a quel contesto specifico, non limitato ma arricchito dall’unicità dell’esperienza.
L’effettiva rivoluzione avvenuta con la teoria di Einstein fu l’abbandono dell’idea secondo la quale spazio e tempo fossero grandezze con valore assoluto. La teoria di Einstein suggerisce che tali valori sono elementi di un linguaggio che viene usato da un osservatore per descrivere un ambiente. Quindi, come tali, relativi all’osservatore ed all’ambiente stesso. Sia i fisici moderni che i mistici orientali affermano che tutti i fenomeni in questo mondo di cambiamento e trasformazione sono dinamicamente connessi. Sono inoltre d’accordo nel sostenere che sia la struttura della natura che i fenomeni in essa osservati non sono altro che creazioni della mente umana, che misura e classifica. Maya è il nome che a tutto ciò viene dato dagli induisti, mentre i buddisti parlano di Avydia.
Quando pratichiamo lo Shiatsu basato sul sistema Masunaga, vogliamo contattare una qualità vibrazionale che ha la sua massima probabilità di espressione lungo percorsi suggeriti sulla mappa. In questo contesto non siamo vincolati alle quattro dimensioni spazio-temporali che regolano la realtà quotidiana o alle leggi classiche che regolano i fenomeni naturali. Possiamo anche svincolarci dal modello tradizionale Cinese, che, similmente al modello occidentale prima di Galileo e delle sue esperienze con il telescopio, colloca l’uomo al centro dell’Universo, tra Cielo e Terra. La visione di Masunaga non è più così antropocentrica. L’uomo è, nell’ Universo, uno degli infiniti corpi energetici interagenti tra loro.
La spazialità non è più a tre dimensioni ed il fattore tempo non ha più un andamento lineare. Tutto è, in un certo senso, apparenza che si manifesta nel momento del presente. L’Universo che si svela e si rivela ai nostri sensi.
Come conseguenza di un’allargata definizione dei fattori Spazio e Tempo, il concetto del Kyo e Jitsu assume un significato più ampio rispetto al modello quantitativo di vuoto/pieno. Risulta superato anche il modello qualitativo, che vede nel Kyo un prima/causa/bisogno compensato da un jitsu dopo/effetto. Ora c’è una manifestazione “Kyo-Jitsu” che insieme rappresenta il “movimento in vita” di quell’essere umano, con una varietà di possibili sfumature per comprendere il processo in corso che prima si perdevano. Parlando di meridiano come onda, lo spettro delle diverse frequenze di vibrazione che la descrive rappresenta le diverse manifestazioni di quel meridiano-funzione a tutti i livelli (fisico, emotivo, mentale, spirituale). Nello Shiatsu usiamo istintivamente vibrazioni e ritmi come strumento per sintonizzarci con l’energia a tutti questi diversi livelli. Questo forse è sufficiente a spiegare perché stili di shiatsu più statici sono efficaci soprattutto sul piano fisico ed emotivo, che corrisponde alla parte dello spettro di frequenze più basse. Spiega anche perché non sono possibili “ricette a priori” di intervento sul Kyo e sul Jitsu, esistendo possibili molteplici combinazioni di meridiani e livelli che danno alla stessa manifestazione sintomatica significati diversi, che richiederanno modalità di intervento differenziato. Quando lavoro cerco di non avere preconcetti riguardo al mio intervento. Desidero incontrare l’altro con un atteggiamento ed un tocco aperto, in grado di coglierne le diverse espressioni di vita. Solo così posso modulare la mia risposta cercando la risonanza, “l’eco vitale” che nel suo manifestarsi fornirà informazioni preziose per il trattamento. A volte, in una frazione di secondo, l’intera vita del ricevente sembra scorrere davanti a noi, e ciò merita il più profondo rispetto, prima ancora della comprensione del fenomeno stesso. Con umiltà, durante la seduta shiatsu, cerco di sostenere il mio ricevente a riconoscere le sue risorse e potenzialità affinché possa utilizzarle al meglio per la sua vita.

di Patrizia Stefanini


“La danza di Shiva è la danza dell’Universo: il flusso incessante di energia che attraversa un’infinita varietà di configurazioni che si fondono una nell’altra” - F. Capra- The Tao of Physics

Patrizia Stefanini è la fondatrice e la direttrice didattica dell’Istituto Europeo di Shiatsu di Milano e Firenze. Laureata in Fisica e specializzata in Fisica Sanitaria, vive la sua esperienza di Shiatsuka alternando sessioni individuali ed insegnamento in Italia ed all’estero, ove da anni partecipa a Congressi Internazionali.
Sembrerebbe esserci un abisso tra una laurea in Fisica Teorica e lo Shiatsu. Per Patrizia invece si tratta di una evoluzione naturale : lo Shiatsu che insegna è ricco di riferimenti alle teorie fondamentali della Fisica moderna, alla scoperta di parallelismi con le discipline e le filosofie orientali.

fonte: http://shiatsuincammino.it/index.php?option=com_content&task=view&id=44&Itemid=45

L'USIGNOLO